Un esperimento sui ratti per studiare le possibili cure sui giocatori d'azz...
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Studi sul gioco d'azzardo patologico sono stati effettuati da neuropsicologi del dipartimento di psicologia sperimentale dell'università di Vancouver. I più recenti, di Fiona Zeeb e Catharine Winstanley, si sono sviluppati a partire dall'osservazione dei topi.
In pratica, queste ardite studiose, hanno deciso di modificare lo Iowa Gambling Task, un metodo per simulare le capacità decisionali nella vita quotidiana ideato da alcuni studiosi dell'Università dello Iowa. Il test, nella versione originaria, prevede la scelta di una carta da parte del soggetto esaminato. Le carte devono essere coperte e il soggetto deve scegliere a piacere da quattro mazzi quella che presume sia la carta più alta. Sul retro della carta è indicato il valore in denaro di una vincita o di una sconfitta. Se vince, il soggetto guadagna effettivamente la cifra indicata, mentre in caso contrario la perde. I 4 mazzi di carte non sono uguali; due di essi ( A e B) hanno carte che contengono guadagni modesti ma perdite molto piccole; inoltre la proporzione delle carte contenenti perdite è minore in modo tale che, dopo un certo numero di scelte, la vincita complessiva superi la perdita complessiva. Al contrario gli altri due mazzi (C e D) hanno carte con guadagni molto elevati, ma anche perdite sostanziose; in questo caso la proporzione delle carte contenenti perdite è maggiore in modo tale che, dopo un certo numero di scelte, la perdita complessiva superi, in modo consistente, la vincita complessiva.
Il risultato, semplificato, è che i giocatori d'azzardo patologici finiscono per scegliere le carte nei mazzi C e D mentre le persone “normali”, non afflitte da dipendenza patologica, finiscono per scegliere quelle dei primi due mazzi. Si scoprì con questo esperimento che il gruppo di persone con problemi di dipendenza era più sensibile alla ricompensa immediata ed era sovreccitato da una situazione di “rischio”.
L'esperimento con i topi delle neuropsicologhe canadesi, invece, sostituiva i soldi, sicuramente di scarsa fruibilità per i roditori, con zollette di zucchero. In fondo ad ogni buco si trovava il premio. Come per i mazzi di carte i primi due buchi offrivano al ratto dosi di zucchero contenute ma più sicure e uniformi, mentre i due buchi successivi quantità maggiori ma più possibilità di rimanere a “digiuno”. I ratti si sono dimostrati “giocatori non compulsivi” in quanto tendevano a scegliere i buchi corrispondenti ai mazzi A e B, quelli con piccole dosi di zucchero e con poche possibilità restare a bocca asciutta.
Più che divertirsi con i ratti l'esperimento aveva lo scopo di studiare le basi neurologiche della dipendenza dal gioco d'azzardo e trovare possibili rimedi. Somministrando un farmaco capace di ridurre la quantità di serotonina nel cervello i ratti diventavano giocatori impulsivi, tendendo a recarsi nei buchi a più alto rischio e minori possibilità di guadagno di zucchero. Riducendo la dopamina i ratti diventavano più abili nel decision making, optando per i buchi con maggiori possibilità di guadagno.
Che questo esperimento possa insegnare qualcosa ai giocatori più spregiudicati?
G.L.
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26-Jul-2009, 14:54









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