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La Commissione Europea ha deciso di avviare una procedura di infrazione contro lo Stato italiano in merito alle procedure per la richiesta di omologa degli apparecchi di puro intrattenimento. La questione fa riferimento ad una norma introdotta negli anni scorsi sulla base della quale i produttori e gli importatori di apparecchi da intrattenimento senza vincita in denaro devono comunicare all’ente di regolazione per il gioco i codici sorgente relativi al software della macchina.
Una misura su cui la Direzione Generale Imprese e Industria della Commissione Europea ha avviato un'indagine per verificare che ci siano tutte le condizioni per garantire il rispetto dell’applicazione del principio della libera circolazione delle merci, così come prevede il Trattato Europeo. La Commissione intendeva accertarsi che il procedimento di omologa sia agevolmente accessibile, che preveda tempi ragionevoli e che, in caso di esito negativo, possa essere impugnato dall’operatore. Per verificare tutto questo la Commissione ha chiesto nel febbraio scorso alle Autorità italiane di esprimersi in merito ad alcuni reclami presentati proprio su questa questione e che hanno dato il via all’indagine.
La scorsa settimana la Commissione avrebbe deciso di inviare all’Italia una lettera di messa in mora a cui le Autorità avranno due mesi di tempo per rispondere. Si tratta dell’avvio di un procedimento di infrazione per la violazione degli articoli 28-30 del Trattato Comunitario. Le autorità nazionali sono state invitate, tra l’altro, a comunicare le loro osservazioni sulla fondatezza dei rilievi mossi nelle denunce e a precisare se concordano sul fatto che la misura in questione ha per effetto di limitare le importazioni. Se ammettono che la misura può ostacolare le importazioni, le autorità nazionali sono invitate a dimostrare la necessità e la proporzionalità rispetto all’obiettivo perseguito nonché a giustificarla con riguardo alle eccezioni previste dall’articolo 30 del trattato CE.