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Prima risposta ufficiale degli States alla Commissione Europea in merito alle norme sul gambling che limitano l'offerta di servizi di raccolta di gioco da parte di operatori esteri ai cittadini statunitensi. Susanne Schwab, il rappresentante commerciale degli Stati Uniti, ha inviato alla Commissione una lettera in cui chiarisce che non c'è “ nessun fondamento circa un rafforzamento dei intenti discriminatori nelle leggi che regolano il gioco d'azzardo ".
E' comunque molto probabile che la disputa raggiunga toni molto più accesi a partire dal emse prossimo quando Peter Mandelson, Commissario per il Commercio dell'Eu, invierà una delegazione a Washington per fare pressioni sui legislatori Stati Uniti e in quella occasione si terrà una conferenza stampa.
Il nocciolo della disputa è la norme introdotta due anni fa attraverso la quale è stato introdotto il divieto di offrire servizi on line per la raccolta di gioco attraverso società autorizzate all'estero. Viene considerata un crimine federale ricevere denaro sotto forma di scommessa.
La cosa ha determinato un vero e proprio esodo di operatori europei di gioco d'azzardo online e la perdita di utili per miliardi di dollari. Senza contare che il Dipartimento della Giustizia statunitense ha avviato una serei di procedimenti penali contro società per azioni con sedi all'estero accusandole di aver violato le leggi sul gioco d'azzardo e ha citato in giudizio diverse banche europee per aver consentito il trasferimento del denaro.
La Commissione sta operando sulla base del ricorso presentato dalla RGA, l'associazione degli operatori del gaming online. Clive Hawkswood della RGA sostiene che gli Stati Uniti sono colpevoli di "trattamento ingiusto e discriminatorio nei confronti dell'industria del gambling europeo”.
L'Ufficio Commerciale degli Stati Uniti ha ribadito alla Commissione che le sue indagini sono basate su conclusioni sbagliate visto che la normativa del 2006 non ha modificato in alcun modo i criteri che distinguono le attività illegali da quelle legali. Si tratta di criteri che in alcun modo fanno riferimento alla nazionalità degli operatori.